Catégorie : news

  • OraBluLab

    OraBluLab

    Ora Blu Lab nasce nel 2023 con l’obiettivo di proporre un altro modo di vivere il tempo libero in Sardegna, lontani dal trambusto della vita quotidiana e dal turismo di massa, godendo delle bellezze inesplorate del territorio. 

    I soci fondatori possiedono una consolidata esperienza in vari settori e ambiti disciplinari, dall’arte, alla didattica, all’organizzazione di eventi e iniziative culturali, sino al turismo.

    Massimiliano è un fotografoartista e guida turistica nato in Puglia, che ha vissuto in Toscana e Parigi.

    Eva, nata in Francia, è laureata in Storia dell’Arte, educatrice e mediatrice artistica, appassionata di viaggi, arte e natura.

    Entrambi, dopo oltre 20 anni a Parigi, lavorando nel settore turistico, artistico e formativo, si sono recati in Sardegna e se ne sono subito innamorati, decidendo di stravolgere la loro vita e non tornare indietro.

    Nel 2011, hanno deciso di trasferirsi a Cuglieri, un paesino sul Montiferru in provicia di Oristano, sulla costa ovest della Sardegna.

    La regione li ha affascinati con la sua storia, cultura, spiagge e acque cristalline, nonché panorami naturali affascinanti.

    Tuttavia, ciò che li ha davvero convinti a stabilirsi è stato lo stile di vita sardo, caratterizzato da forti legami tra le persone e un autentico senso dell’ospitalità.

    Da allora, Eva e Massimiliano, organizzano eventi culturalicorsi di fotografia e laboratori creativi, mirando a collegare le persone con il territorio in un modo sensibile e creativo.

    Ci piace definirci uno “spazio immersivo”, in cui chi arriva può andare alla ricerca della sua vena creativa più intrinseca e inesplorata, grazie a esperienze che uniscono natura, cultura e arte.

     

    Crediamo nel potere trasformativo del viaggio, inteso non solo come il raggiungimento di una determinata meta, bensì come un percorso interiore capace di lasciare al visitatore emozioni profonde e il ricordo di un’espressione autentica di sé.

     

    All’interno del nostro Atelier Creativo, situato nel caratteristico paesino di Cuglieri (OR), proponiamo diverse attività e workshop, accompagnando i visitatori in esperienze autentiche a contatto con un paesaggio naturale che ispira gran parte del nostro lavoro.

     

    Il nome stesso, “Ora Blu”, infatti, fa riferimento all’affascinante momento crepuscolare tra il giorno e la notte, un richiamo poetico al tempo lento e contemplativo che caratterizza il nostro approccio alla fotografia e alle altre tecniche creative che proponiamo.

     

    I NOSTRI VALORI:

    – Creatività: generiamo cambiamento positivo e innovazione attraverso il flusso creativo. Crediamo che sentendosi libere di proporre idee nuove, le persone siano stimolate a diventare parte attiva della realtà alla quale dedicano il proprio tempo, le proprie energie e le proprie competenze.

    – Autenticità: valorizziamo il contatto con la Sardegna autentica, organizzando le nostre attività lontane dal turismo di massa. Offriamo soltanto esperienze reali e profonde, in grado di riflettere la vera essenza del territorio e delle persone che lo vivono.

    – Sostenibilità: preserviamo l’integrità del nostro territorio, promuovendo esperienze creative outdoor che rispettino l’ambiente naturale, per esempio riducendo l’uso della plastica e alternando lunghe passeggiate ai classici mezzi di trasporto. Sensibilizziamo i nostri visitatori e collaboratori nell’adottare pratiche sostenibili.

    La nostra MISSIONE, infatti, è offrire esperienze autentiche ai visitatori, favorendo una connessione profonda con sé stessi e con l’ambiente circostante.

    La nostra VISIONE a lungo termine è divenire un punto di riferimento per il turismo creativo in Sardegna, facendo dell’arte il primo mezzo per esplorare sé stessi e l’ambiente circostante.

     
  • arte terapia

    arte terapia

    Entusiasta di aver partecipato e contribuito a questa sail4Parkinson con Parkinzone Onlus dove ho sperimentato e messo in pratica un attività di arte terapia utilizzando la fotografia.

    Ho proposto ai pazienti e ai loro accompagnatori un percorso di condivisione di esperienze, ho raccontato la nascita della fotografia che appena due secoli fa ha rivoluzionato il modo di vedere/osservare il mondo. Ho voluto trasmettere l’entusiasmo e le esperienze di quei pionieri sognatori che hanno trovato il modo di fissare un immagine delle cose e degli esseri che ci circondano. Con questo spirito siamo andati in giro alla ricerca di immagini da catturare, creare, evitando di fermarsi alla superficie delle cose e degli esseri che abbiamo incontrato, ma abbiamo tentato di andare oltre, affinare lo sguardo per cercare sensazioni, emozioni, realtà inaspettate. Il percorso è stato ricco e coinvolgente per tutti, pazienti, operatori, accompagnatori, i risultati semplicemente belli.

    Certe sinapsi si attivano in un ambiente dove regna la bellezza, l’amore, un pizzico di follia, un gruppo di persone come un diversamente neurologo Nicola, con la sua cugina Roberta attenta organizzatrice, la compagna Gloria di supporto, un diversamente fotografo me e Silvia la psicologa implicata professionalmente e affettivamente, Giangi la guida e mediatore del mare e della terra sarda, Stefania che con le sue mani ci ha alleviato qualche contrattura, un agriturismo diversamente accogliente come il Ginepro, la tribù dei Modugno che opera in backstage. E’ in questo contesto di donne e uomini più o meno abili più o meno malate, più o meno diversamente diverse, più o meno giovani, più o meno implicate, ma sicuramente e senza retorica umanamente umani, si chiude un cerchio. Un cerchio che si apre, si chiude che accoglie sempre e chiunque, dove la cura é intesa semplicemente come un atto di amore.

  • dalla mia finestra

    dalla mia finestra

    Dalla mia finestra è un progetto che è nato nei giorni in cui ci si poneva delle domande su come comunicare e metter in immagini un territorio quando coloro i quali lo vivono non possono più praticarlo.

    Da ormai più di due settimane non possiamo più muoverci se non per ragioni di comprovata necessità.

    Ci è comunque permesso osservare dalle nostre case attraverso la finestra, dalle terrazze o dai balconi. Questi spazi privati sono diventati subito spazi  vitali per fare musica, cantare, scrivere messaggi con cartelloni o bandiere per comunicare.

    ci è permesso  osservare ma anche immaginare, pensare, sognare…

    dalla mia finestra diventa un grande laboratorio partecipativo per realizzare un film:

    immagini video di pochi secondi che arrivano da tutta l’Italia, immagini uniche, perchè ciò che vedo dalla mia camera da letto o dalla cucina è il mio punto di vista sullo spazio circostante, questo sarà un punto di vista unico e quindi diverso da quello che si trova due piani sotto al mio nello stesso immobile.

    Questo è un invito  a dare valore ai vostri punti di vista:

    per  partecipare basta mettere il telefono o la videocamera davanti alla vostra finestra, possibilmente in posizione orizzontale, semplicemente perché le immagini cinematografiche sono orientate cosi, selezionate una buona risoluzione sul dispositivo, esprimetevi e condividete su

    dallamiafinstra.com

    indicate il vostro nome, la vostra posizione ( facoltativo) riempite la liberatoria, caricate il video su una piattaforma gratuita come we transfer

    indicando come destinatario la mail

    video@dallamiafinestra.com

     

     

     

    dalla mia finestra è un progetto che affonda le sue radici in un dispositivo artistico e partecipativo che avevo diretto insieme a Denis Moreau e il Comune di Nanterre nel lontano 2007

    OBSERVER LA VILLE

     

     

     

     

     

  • quand j’etais photographe…

    quand j’etais photographe…

    Dopo aver letto l’intervento di Sandro Veronesi sul Corriere della Sera son andato a rispolverare questa foto nei miei archivi: una bambina che guarda un poliziotto. Siamo a Prato primi anni novanta. Ho abitato a Prato dal 1989 al 1996 avevo fondato un agenzia fotografica in società con mio cugino Emiliano Liuzzi.

    Questa fotografia la scattai per il giornale Il Tirreno durante uno di quei blitz che le forze dell’ordine effettuavano durante la notte negli “stanzoni” della zona industriale, laboratori tessili dove i cinesi vivevano e lavoravano, quella bambina viveva fra i telai e le bobine di tessuti, probabilmente con i suoi genitori. Nei primi anni novanta il modello industriale pratese con il suo comparto tessile viveva una crisi terribile, non sono molto competente in economia, ma credo che i cinesi in qualche modo son riusciti a risollevare e ridar vita all’industria tessile. Non so se  Prato sia diventata un modello di integrazione comunque quel che racconta Veronesi è molto incoraggiante e ci fa ben sperare. Vorrei immaginare questa bambina di trent’anni fa  con gli occhi spauriti mentre guarda il poliziotto imbarazzato con il mitra ed il giubbotto antiproiettile, oggi un adulto che vive ancora a Prato in una città cosmopolita e accogliente.

  • Un moment d’éternité dans le passage du temps

    140628-00016197

    Exposition jusqu’au 27 décembre 2014

    Un moment d’éternité dans le passage du temps

    La Terrasse Espace d’art de Nanterre

    Exposition collective avec Sarkis, Pedro Reyes, Selma et Sofiane Ouissi, Damien Cabanes, Thierry FournierMassimiliano MarraffaCyrille Weiner, Taysir Batniji, Philippe Mairesse -Accès Local, Courants faibles – Liliane Viala et Sylvain Soussan, Krjin de Koning, Chul-Hyun Ahn 

    L’espace d’art La Terrasse se trouve sur l’axe de l’autoroute souterraine A14. En 2005 lorsque j’ai commencé à m’intéresser à cet espace cela n’était qu’une friche avec un échangeur  qui sera démoli quelques années plus tard.

    La friche est devenue ville et aujourd’hui on expose des œuvres d’art, là où il n’y avait qu’une sortie de secours la numéro 33

    Sorties, 2005/2016

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    Un moment d’éternité dans le passage du temps
    du 4 oct. au 24 déc. 2014 à l’espace d’art de Nanterre
    Texte critique par frédéric dumond
    matriciel
    ce pourrait être un programme, peut-être un manifeste. pas sous la forme d’un texte — encore que la présence des mots soit très significative — mais d’une théorie de pièces. dont la très grande diversité des médiums résonne d’abord étrangement. comme une sortie de réserve. et puis dans le temps — dans le temps passé à lire ces pièces, à les regarder vivre entre elles, se répéter dans le décalage de leurs boucles, s’activer sous nos doigts, ou être là, simplement posées, installées, accrochées — une impression se définit, encore indéterminée puis qui se tend et s’assure la « Réplique n°11 » de Patrice Hamel, la Capula de Pedro Reyes, « Laaroussa », vidéo projetée de Selma et Sofiane Ouissi, les quatre vidéos « D’après Caspar David Friedrich » de Sarkis, sur écran, « un moment d’éternité dans le passage du temps », le film projeté de Nicolas Kozakis et Raoul Vaneigem, les « Tortillons » au sol et les « Cubes » sur socle, sculptures de Damien Cabanes, « Sortie 36/117 », photographie de Massimiliano Marraffa et « Sans titre, de la série la fabrique du pré », de Cyrille Weiner, « Le socle du monde » de Taysir Batniji, « Matrice 2051 », le dispositif de courants faibles, « Fenêtre augmentée », exposition sur tablettes tactiles de Thierry Fournier, et « Flatland », catalogue également pour tablettes, par Thierry Fournier et J. Emil Sennewald, « le modèle de co-création du service Arts Plastiques, de Philippe Mairesse, et sur le toit terrasse la structure architecturale de Krijs de Koning, et dans la vitrine sur la place Mandela, les pièces d’op art de Chul-Hyun Ahn toutes ces pièces sont des premiers jalons pour que commence à se réaliser un désir : que ce nouvel espace d’art contemporain de Nanterre (1) soit un lieu ouvert à tous, un espace-temps de réflexion, de ralentissement, de retour sur soi « heureux celui qui découvre la lenteur de la vie tandis que croule un monde saisi par la frénésie du pouvoir et de l’argent » (2) et que ce soit dans le même temps un espace des traces, un lieu vivant, par le biais d’ateliers, de rencontres, de cours (comme ce sera prochainement le cas grâce à un partenariat créé avec l’université de Nanterre) une manière de donner accès à la pensée, sous toutes ses formes, et de la manière la plus ouverte possible. l’installation architecturale de Krijn de Koning, dont les parois colorées se croisent les unes les autres, crée des lignes de fuite et des perspectives qui sont autant d’axes alternatifs au grand axe de développement La Défense – Nanterre – la Seine. c’est en même temps à dimension intime (les parois colorées comme des cloisons d’intérieur), comme si se superposaient à cet endroit précis des morceaux d’habitats disparus. une intervention à échelle humaine, en contraste total avec les façades-frontières des immeubles qui bordent et soulignent l’axe historique, rejetant le reste du territoire dans un au-delà de traces et de mémoire il est aussi question dans la photographie de Massimiliano Marraffa et dans celle de Cyrille Weiner,  Massimiliano Maraffa cadre ce à quoi on ne prête que peu attention, et qui sont pourtant des signes majeurs de l’aménagement des espaces urbains et péri-urbains (ici, une des sorties de secours de l’autoroute enterrée qui passe sous l’espace d’art) et Cyrille Weiner a photographié l’axe avant son aménagement actuel, quand le terre-plein central était encore une vaste prairie, espace presque à nouveau campagnard. moment oublié, dont on pourrait se prendre à rêver qu’il aurait pu continuer à exister. que, pour une fois, on n’aurait pas cédé à la tentation rendue obligatoire de l’aménagement paysager, mais laissé des rythmes non humains mettre en forme cet espace. aucune nostalgie cependant, juste des signes qu’un autre type de développement aurait pu être les tablettes tactiles, exposition dans l’exposition (et catalogue), présentent un ensemble de paysages augmentés, chaque moment de paysage étant aussi le lieu de sa propre recomposition ou transformation, supports et parties intégrantes des interventions de chacun des artistes choisis par Thierry Fournier dans « un moment d’éternité dans le passage du temps », le film projeté de Nicolas Kozakis et Raoul Vaneigem, c’est dans un paysage archaïque qu’un homme remplit de caillasse blanche des sacs que des ânes transportent ensuite du bord de mer vers la montagne. paysage méditerranéen en noir et blanc. temps lent des hommes et des bêtes, gestes de l’homme au travail, sans doute de l’homme exploité à une tâche sans fin, gestes qui doivent être les mêmes depuis des siècles. homme de somme, dont l’humanité est enfouie à force de ne pouvoir être lui-même « l’existence réduite à la survie peut-elle se contenter des ombres de la vie ? » (3) alors que dans « Laaroussa », Selma et Sofiane Ouissi reformulent de manière extrêmement précise les mouvements et les gestes des artisanes potières qui mettent en forme la matière (ici, uniquement perceptible sous forme de traces d’argile sur les mains des artistes) dans une présence particulièrement saisissante, les couleurs lumineuses de leurs vêtements, l’espace autour des corps, la roche, la lumière, le ciel, tout est gangue pour l’objet absent la gestuelle devient matière, circonscrit l’espace comme une forme, quand chez Sarkis, elle dilue la matière (la peinture, cette fois) dans l’eau, en une aquarelle temporelle qui interprète les couleurs de quatre toiles du peintre romantique allemand Caspar David Friedrich archaïsme, modelage et couleur qu’on retrouve alliés dans les « tortillons » de Damien Cabanes, comme dans ses « cubes », qui sont faits des traces des mains qui les ont formés dans cet ensemble de pièces, c’est le geste qui transmet quelque chose du sens, le geste en train de se faire ou le geste qui a fait c’est-à-dire un geste qui prend le temps de, qui est dans l’attente, aussi, et la répétition pour que ça ait lieu ça étant une forme-pensée, de toute nature, qui émerge sous nos yeux, dans la gestualité, et aussi dans l’écrit, autre élément majeur de la proposition de Sandrine Moreau, directrice de l’espace d’art La Terrasse. l’écrit qui est la matière de la réplique n° 11 de Patrice Hamel, du schéma textuel de Philippe Mairesse — synthèse ontologique d’un long questionnement sur le service arts plastiques de la ville de Nanterre —, et des post-it de Matrice 2051 du collectif courants caibles. chaque type de textualité, de la plus économe à la plus dense, donne forme au processus, c’est-à-dire à ce qui se joue quand on cherche ainsi, discrètement, à la fois au sens commun et au sens où les mathématiciens emploient ce mot (c’est-à-dire quelque chose de discontinu et de fragmentaire), en ayant choisi de réunir toutes ces pièces, Sandrine Moreau crée une syntaxe qui fait circuler le sens de l’une à l’autre. y compris dans des « pauses », comme la capula de Pedro Reyes, espace en suspension, lieu possible de stase pourtant non isolé, où on est traversé par l’espace et les regards, dans la présence continue de tout ce qui entoure pour une exposition absolument ouverte, traversée et pourtant très dense comme une matrice de tout ce qui pourrait venir : un lieu d’art accessible, vivant, populaire, c’est-à-dire exigeant et défendant l’art contemporain (celui d’une pensée en mouvement, et non celui de la transaction) un des lieux — encore possible — de la rencontre et du faire ensemble -— ce qu’ont travaillé sous une forme prospective Liliane Viala et Sylvain Soussan avec Matrice 2051, en convoquant chaque mois depuis entre l’ouverture de l’espace d’art en juin et cette fin d’année civile, des ateliers de recherche et de réflexion avec les Nanterriens qui ressentent le besoin de penser les rapports de l’art avec eux-mêmes et en même temps il y aurait comme une tristesse latente, une mélancolie (?) comme si rien ne pouvait faire le poids par rapport à ce qui vient. une tristesse qui n’empêche pas de tenir, alors que tant de centres d’art sont attaqués dans leur mission, envers et contre tout ce qui est, tout autour. pour paraphraser Pasolini qui lui, parlait de théâtre : l’art facile est objectivement bourgeois, l’art difficile est pour les élites bourgeoises cultivées, l’art très difficile est le seul art démocratique reste à faire en sorte que cela se sache, et que le lieu ne désemplisse pas « bientôt viendra la race humaine qui recréera le monde au lieu de le détruire »
    (5) frédéric dumond http://fredericdumond.free.fr/ notes 1. issu de la transformation de la « galerie Villa des Tourelles » en « espace d’art la terrasse », transformation pensée et voulue par la directrice, Sandrine Moreau 2. extrait du texte écrit par Raoul Vaneigem pour « un moment d’éternité dans le passage du temps », le film projeté de Nicolas Kozakis et Raoul Vaneigem 3. Raoul Vaneigem, ibid. 4. Pier Paolo Pasolini a écrit sur les murs du hangar où il joua pour la première fois Orgie : « Le théâtre facile est objectivement bourgeois ; le théâtre difficile est pour les élites bourgeoises cultivées ; le théâtre très difficile est le seul théâtre démocratique. » 5. Raoul Vaneigem, ibid.

    >>>>>> on parle de l’ expo ici

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  • ZooM/M logical garden

    ZooM/M logical garden

    ZOOM au Cabanon

    ZooM/M logical garden

    exposition du 19 septembre au 10 octobre 2013. Vernissage le 19 septembre à partir de 18h30

    Libraire Le Cabanon

    14 rue de cotte, 75012 Paris

     

    Pour l’exposition ZooM/M au Cabanon, il prélève des clichés empruntés à trois séries ayant chacune fait l’objet d’expositions autonomes : les Bruits de fonds ; paysages (du) possible(s), Geografie del quotidiano. Cette série recomposée donne à voir le poids du détail dans la production de Massimiliano Marraffa : des « bêtes choses », paysages de banalités, jardin (zoo)logique, zoom ouvrant pourquoi pas, sur des macro-espaces (et puis non).

    Les douze tirages de ZooM/M sont prélevés à trois séries photographiques de Massimiliano Marraffa ; ils composent une nouvelle série « pensive ». L’image pensive était le titre d’un essai de Jacques Rancière écrit dans les suites d’un séminaire au Jeu de Paume au milieu des années 2000, et repris dans Le spectateur émancipé : « la pensivité de l’image, c’est (…) ce rapport entre deux opérations qui met la forme trop pure ou l’événement trop chargé de réalité hors d’eux-mêmes ».

    L’image pensive est marquée par une indétermination essentielle. Le prélèvement opéré ici introduit à une première forme d’indétermination : les photographies de Massimiliano Marraffa ne sont plus assignables à l’intention qui présidait à chacune des séries. La seconde indétermination concerne la référence de l’image à un objet déterminé. En tournant un peu les expressions de Rancière, nous pourrions parler de ressemblance désattribuée.

    Le gros plan ou le zoom n’ont plus vraiment les propriétés qu’on leur attribue généralement depuis l’opposition travaillée par Benjamin : on ne voit ni plus clairement ce que l’on verrait « de toute façon », ni autre chose, comme s’il apparaissait dans cet inventaire de réalités banales des « structures complètement nouvelles de matière ».

    Il reste simplement qu’avec le zoom, « au milieu de (c)es débris largement dispersés, nous faisons tranquillement d’aventureux voyages » (Benjamin). L’une des séries dont ces images sont extraites s’intitulait d’ailleurs « paysage du possible ». Et s’il est vrai que l’usinage d’une matière, la trace d’une cuisson ou les relief d’un repas où abondent les miettes et les débris forment des « jardins étranges », en gros plan, le zoom ici n’en continue pas moins à faire écran au double sens du terme : « L’écran est une surface de manifestation mais il est aussi une surface opaque qui empêche les identifications » (Rancière). A tout le moins, disons qu’il les retarde, « met en flottement les possibilités d’identification ».

    Car il y a toujours dans les photographies de Massimiliano Marraffa des indices logés dans le grain de la matière ou la courbure d’un lavabo pour gâcher la possibilité de produire une « image trop graphique » – en dépit de la présence, par exemple, de poils de barbes qui flirtent avec le dessin -, mais par suite pour ramener à un objet ou à un action déterminée : manger, se raser.

    Laurent Duclos

    Testi in italiano  ZOOMM 

     

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